3 uova intere

un pizzico di sale

per farcire

250 ml latte parzialmente scremato
70 gr zucchero
2 tuorli freschi
20 gr fecola di patate
1 scorza di limone

In un pentolino, porre l’acqua, il burro e il pizzico di sale su fiamma media, fino a far raggiungere il bollore.
Incorporare la farina precedentemente setacciata mescolando energicamente, in modo che non si formino grumi.
Quando il composto si staccherà bene dalle pareti del pentolino (1-2 minuti) togliere dal fuoco e lasciar raffreddare.
Aggiungere a questo punto le uova una alla volta, avendo cura che la prima sia ben incorporata con l’impasto prima di unire l’uovo successivo.
Con una sac-à-poche creare tanti piccoli bignè su una teglia foderata di carta da forno: distanziare bene uno dall’altro, perchè gonfieranno.
Cuocere a forno statico, 220°, per venti minuti.

Per la crema sbattere i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi, unire la farina setacciata rimescolando bene, aggiungere la scorza di limone e stemperare il tutto con il latte già tiepido fatto scendere a filo.
Porre su fuoco dolce e continuare a mescolare fino a far addensare la crema per circa 3 minuti. Lasciar raffreddare coperta da pellicola trasparente, poi usarla per farcire [nel mio caso, strafarcire :)] i bignè con una sac-à-poche.
Completare con una spolverata di zucchero a velo.

Branzino agli agrumi e pistacchi con cavolo romano AOP

Un paio di domeniche fa ho avuto due ospiti molto speciali a pranzo: mamma e papà 🙂
Essere io a preparare loro qualcosa di buono, cercando con la cucina di trasmettere tutto l’amore che provo per loro e la voglia di renderli fieri di me, è un compito che mi entusiasma e allo stesso tempo intimorisce sempre un pò.
Entrambi amano molto mangiare pesce, di tutti i tipi e in tutte le salse, mentre io non ho ereditato la loro stessa passione: benchè mi piacciano i pesci a filetto e i crostacei detesto il sapore di molluschi e simili, e in più maneggiare certi tipi di pesce mi fa parecchia impressione.
Per mettere tutti d’accordo ho scelto un pesce delicato ma saporito, preparato secondo una ricetta dai profumi e sapori di Sicilia, che ha riportato un raggio di sole in una domenica un pó uggiosa.

Ingredienti:
4 filetti di branzino
4 cucchiai di olio EVO
il succo di un’arancia
il succo di un limone
60 gr pistacchi sgusciati
uno spicchio d’aglio
pangrattato qb
prezzemolo fresco

Tritare il prezzemolo e l’aglio.
In una ciotola versare il succo del limone, quello dell’arancia e l’olio, aggiungendovi il trito di prezzemolo e aglio. Unire i filetti e farli marinare almeno 30 minuti rigirandoli a metà tempo.
Disporre i filetti in una teglia da forno e irrorare con la stessa marinatura.
Tritare i pistacchi nel mixer, poi cospargere i filetti con i pistacchi e il pangrattato.
Cuocere a 180° per 20 minuti, finchè i filetti non sono dorati.
Io ho accompagnato con delle cimette di cavolo romano sbollentato prima in acqua bollente e poi ripassato pochi minuti in padella con due cucchiai di olio EVO, aglio e peperoncino.

Ringrazio di cuore la dolcissima Consu che, oltre a regalarmi ogni giorno spunti di cucina sana e creativa, mi ha fatto dono di questo premio:

Per una neofita come me ha davvero un significato speciale che tu abbia pensato al mio blog <3
Giro questo premio a Elena, la cui dolcezza mi fa pensare alla mia mamma, e alla creativissima e deliziosa Valentina.

Grazie infinite a loro e a tutte voi che passate da questo mio spazio e lasciate una parola tra i commenti. So di avere moltissimo da imparare su tutto, ma il vostro supporto costante mi rende onorata e felice, mi riempie di carica e voglia di migliorare 🙂

Stinco al forno

Una cosina leggera leggera, giusto per non perdere l’allenamento di stomaco duramente ottenuto nel periodo natalizio 🙂
Fabio adora lo stinco ma, essendo uno dei tagli che raramente trovo al supermercato, finisce che lo mangia soltanto al ristorante.
Ogni volta che vedo la gioia nei suoi occhi mentre si approccia al piatto, modello Fred Flinstone con la coscia di brontosauro, mi riprometto di trovarlo e prepararglielo: per il pranzo dell’Epifania finalmente ce l’ho fatta!






Ingredienti:
uno stinco di maiale
aromi
olio EVO
un bicchiere di vino bianco
sale e pepe

La sera prima di cucinarlo, porre lo stinco lavato in una teglia, salarlo e peparlo da tutti i lati, spennellarlo generosamente di olio EVO e cospargerlo di aromi freschi in foglia (io rosmarino, salvia e alloro).
Non cedere alla tentazione di rimuovere il grasso, che sciogliendosi in cottura manterrà la carne morbida.
Chiudere la teglia con la pellicola e lasciarlo a marinare in frigorifero tutta la notte.

Accendere il forno a 200 gradi, modalità statica. Mentre si scalda, rosolare bene lo stinco in una casseruola, senza aggiungere altri grassi se non quelli assorbiti durante la marinatura, avendo cura di non utilizzare forchette o altri utensili che possano bucare la carne; è molto importante che non perda il suo liquido altrimenti seccherà troppo.
Saranno necessari circa dieci minuti perchè si dori bene e formi una prima crosticina.
Infornare nella teglia con la marinatura, aggiungendo ancora un filo d’olio.
Far cuocere una prima ora ben coperto di alluminio, perchè “sudi” senza asciugare.
A questo punto aggiungere il vino e far cuocere scoperto per altri 30/40 minuti, per stinchi molto grossi anche un’ora.

Durante questa seconda fase di cottura, nel mio forno è successo il finimondo: schizzi ovunque, non vi dico quanto ci ho messo dopo a pulire con bicarbonato e olio di gomito! 
Dopo 10 minuti, anche se il danno ormai era fatto, l’ho quindi semplicemente ricoperto con un foglio di alluminio senza sigillarlo, in modo da contenere ulteriori schizzi.
E’ venuto benissimo anche così, quindi la prossima volta col cavolo che lo scopro 😉

Cinghiale al forno e polenta

Selvaggina: o la si ama o la si odia.
Di certo, questo tipo di carne ha un sapore intenso e caratteristico che può non piacere a tutti; tuttavia su di me ha sempre suscitato un certo fascino, anche perchè a casa mia raramente veniva preparata.
Perfetta per le giornate fredde, la associo ai pranzi montani in rifugio, in cui scaldarsi a suon di polenta mentre fuori dalla finestra tutto è candido.
La preparazione è un pò lunga ma se vi piace questo piatto ne vale la pena. 


Ingredienti:
un bel pezzo di costata di cinghiale (1,5 kg)
una bottiglia di vino rosso corposo
aromi misti
pepe in bacche
un cucchiaio scarso di fecola di patate
80 ml panna da cucina
50 ml latte
olio qb
sale qb
per accompagnare
polenta istantanea
acqua
sale

Il primissimo passaggio, molto importante perchè serve a togliere l’eccessivo sapore di selvatico tipico della selvaggina, è la marinatura: dopo averla sciacquata sotto l’acqua corrente, adagiare la carne in una pirofila di vetro, aggiungere gli aromi (io alloro, rosmarino e bacche di peppe nero) e ricoprire tutto con del robusto vino rosso. Ne servirà una bottiglia.
Sigillare con pellicola per alimenti e riporre in frigo per minimo 12 ore.

A marinatura conclusa, filtrare e tenere da parte il liquido, asciugare la carne con un pezzo di carta assorbente, salarla e rosolarla in padella con un filo d’olio.
Quando è ben dorata abbassare la fiamma e far cuocere 30 minuti, girando spesso la carne e scottando bene anche i lati.
Disporre in una teglia, con il sughino formatosi in padella, aggiungere un bicchiere del liquido della marinatura e mettere in forno a 180 gradi.
Far cuocere per 90 minuti, bagnando ogni venti con un bicchiere di marinatura, in modo che la carne non asciughi troppo.
A cottura terminata tagliare a fette, tipo arrosto, e tenere in caldo nel forno mentre si prepara una salsina: mettere in un pentolino il sugo di cottura rimasto nella pirofila, aggiungere fecola e panna e portare il tutto a ebolizione. Stemperare poi con il latte fino a ottenere la densità desiderata, aggiustando di sale e pepe.

Ho accompagnato tutto con una polenta taragna (ho usato quella istantanea, lo ammetto, ma dopo il lavoro notevole della carne mi sono voluta semplificare la vita 😀 ).

Risotto porri e salsiccia, piatto scaldacuore

Sarà il DNA, dato che mia mamma è della zona di Vercelli e la nostra famiglia ha sempre vissuto storie di risaie.
Sarà l’essere nata e cresciuta a Pavia, patria della Riso Scotti.
A risotto, fatto al salto, in insalata, perfino sotto forma di risolatte…  per non parlare degli arancini: datemi del riso e io sono felice!
Domenica ne ho voluto sperimentare una nuova versione, utilizzando l’accoppiata di una delle pastasciutte preferite di Fabio: porri e salsiccia.
Se ne è mangiato due piatti, quindi posso considerare l’esperimento riuscito!

risotto_porri_salsiccia

Ingredienti (per 4 persone):
240 gr riso carnaroli
un grosso porro
250 gr salsiccetta fresca
mezzo cipollotto
un bicchiere di vino bianco secco
brodo qb
olio qb
burro qb (per mantecare)

Far soffriggere il cipollotto tritato nell’olio, quando diventa trasparente aggiungere il porro a rondelle sottili e farlo stufare finchè si ammorbidisce un pò.
Unire la salsiccia sgranata con la forchetta e, appena la carne inizia a cambiare colore, versare il vino bianco e far evaporare.
A questo punto unire il riso e farlo tostare bene; quando i chicchi diventano trasparenti cominciare a versare il brodo a mestoli e portare gradualmente a cottura, senza mai far asciugare il riso.
Spegnere il fuoco, aggiungere una noce di burro e amalgamare.
Lasciare riposare un minuto prima di servire.

Oggi gnocchi!

Lo confesso: non posso definirmi esattamente una amante della pasta. La mangerò a dir tanto una volta al mese, quasi sempre a casa d’altri. 
Sono una risottara al cento per cento, degna rappresentante delle mie origini: sono nata a Pavia, una delle patrie del riso, e fin da bambina ho sempre preferito i chicchi ai rigatoni!
Amo però molto altri primi piatti, in particolare le crespelle (già sperimentate) e gli gnocchi, due dei cavalli di battaglia della mia mamma.
Nonostante avessimo in programma, per la sera, una cena non proprio morigerata, sabato a pranzo ce ne siamo goduti una generosa dose 🙂

Ingredienti:
600 gr di patate (meglio se farinose, a pasta bianca)
125 gr di farina di grano tenero
un uovo
10 gr di sale

Pelare le patate e lessarle (io le bagno e le metto avvolte nella pellicola, forata, a cuocere 10 minuti in microonde alla massima potenza), farle raffreddare e schiacciarle utilizzando uno schiacciapatate in una ciotola.
Unire la farina, l’uovo e il sale, mescolare bene senza lavorare troppo l’impasto, in modo che non diventi troppo gommoso.
Formare dei salsicciotti su un piano infarinato, tagliare a sezioni di 2 -3 cm di lunghezza e passarsi su una forchetta, per dargli la tipica forma rigata, premendo con il dito al centro dello gnocco (si possono anche lasciare rotondi, ma con l’incavo attirano meglio il sugo).
Lessare in abbondante acqua salata, scolandoli non appena vengono a galla.

Io i miei li ho conditi con burro e parmigiano, perchè li amo così, ma per mio marito ho preparato un ragù di salsiccia super saporito.

Lo strudel

Lo strudel per me profuma di primi freddi e atmosfera pre natalizia, di inverno osservato dalla finestra al calduccio di casa propria, della tentazione indulgente tipica delle cose buone ma sane.
Uno dei miei dolci preferiti da bambina, sono passata da divorarne fettone la domenica a pranzo a non toccarne più per anni e anni, dopo che la nonna ha smesso di prepararlo.
Il nostro riavvicinamento è avvenuto grazie all’invito a cena di un’amica che ne va matta: me lo dicevo da un pò, devo assolutamente provare a prepararglielo! 

Ingredienti:
2 rotolo di pasta sfoglia
due mele renette
una manciata di uvette
un cucchiaio di noci
un cucchiaio di pinoli
3 fichi secchi
2 cucchiai di pangrattato
cannella
zucchero di canna
succo di limone
una noce di burro
latte qb per spennellare
zucchero a velo

Una premessa: le cuoche della famiglia hanno sempre preparato lo
strudel con la pasta tipica trentina, poco dolce, sottile e di
consistenza a metà tra una brisè e una frolla;  ogni volta che ho assaggiato questo dolce altrove era invece preparato
sempre con la pasta sfoglia.
Ho
scelto di seguire quest’ultima variante per attenermi alla ricetta più
diffusa, in modo da avere la massima probabilità di incontrare i gusti
della mia amica.



Srotolare la pasta sfoglia e farla riposare dieci minuti a temperatura ambiente.
Nel frattempo, pelare le mele, ridurle a dadini e metterle in una ciotola bagnandole con un pò di succo di limone e mescolandole bene, per non farle annerire.
Far tostare i pinoli in un padellino antiaderente senza aggiungere grassi e far ammollare le uvette in acqua o latte, poi strizzare bene.
Aggiungere alle mele l’uvetta, le noci ridotte in gherigli, i pinoli, i fichi secchi tagliati in pezzetti molto piccoli.
Mescolare tutto con un paio di cucchiai rasi di zucchero di canna e cannella a piacere e lasciare insaporire nella ciotola.
Nel frattempo, sciogliere una noce di burro in un padellino basso, unirvi i due cucchiai di pangrattato e far tostare.
Disporre il pangrattato al centro della sfoglia, poi versarvi sopra anche il composto di mele.
Richiudere dando la forma del rotolo, spennellare la superficie con poco latte e spolverizzare con un pò di zucchero semolato di canna.
Cuocere in forno statico a 190 gradi per 25-30 minuti o finchè il dolce non sarà ben colorito, lasciar raffreddare prima di spostare dalla teglia al piatto e cospargere di zucchero a velo.